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Disboscamento e agricoltura: quali le ragioni e quale l’effetto?

venerdì 15 maggio 2015

Disboscamento e agricoltura: quali le ragioni e quale l’effetto?

Una delle principali ragioni della deforestazione è l'aumento della superficie delle terre coltivabili, necessaria per far fronte a una popolazione in costante crescita. Ma quello che all’apparenza potrebbe sembrare un fattore positivo, si sta rivelando dannoso non solo per l’ambiente e l’ecosistema, bensì per l’agricoltura stessa: la diminuzione delle foreste mette, infatti, in atto fenomeni atmosferici - quali l’effetto serra e il surriscaldamento globale - che finiscono per intaccare persino il cibo che mangiamo. 


Nell’articolo “Il riscaldamento globale influirà sulla nostra alimentazione?”, per esempio, abbiamo visto come il cambiamento climatico, la desertificazione e la siccità stiano colpendo sempre più le risorse agricole e alimentari, influenzando di conseguenza il sapore ed il valore nutrizionale dei cibi a cui siamo abituati.

Ma quali sono gli effetti che la deforestazione ha sul nostro pianeta e sul cibo che mangiamo? Cosa possiamo fare per ridurli? 

Innanzitutto dobbiamo renderci conto che la deforestazione rappresenta uno dei principali problemi ambientali con il quale, consapevoli o meno, ci troviamo a fare i conti. La scomparsa di foreste naturali e il loro sfruttamento intensivo minacciano, infatti, l'equilibrio complessivo del pianeta: in vaste aree del mondo il disboscamento agisce con sempre maggiore brutalità, eliminando senza remore enormi polmoni verdi. L'equilibrio spezzato del tasso di ricrescita porta a una rilevante riduzione del numero di piante sul pianeta. Se attraverso la fotosintesi le piante incamerano anidride carbonica dall'aria, rilasciando al suo posto ossigeno, la loro notevole diminuzione genererà conseguenze non ignorabili. 

Sono molti gli studi internazionali che hanno acceso i riflettori sugli effetti negativi della deforestazione, evidenziando una indubbia correlazione tra l'aumento della temperatura media del pianeta e il disboscamento intensivo. La riduzione del filtraggio dell'anidride carbonica porta al conseguente aumento dell'effetto serra complessivo, producendo una vasta gamma di effetti collaterali, dannosi non solo per le zone in cui è in atto la deforestazione, ma per ogni angolo del pianeta, dall'Amazzonia ai Tropici, passando per l'Europa, gli Stati Uniti e l'Asia. Effetti che minacciano anche i raccolti, producendo una contraddizione insanabile tra l'esigenza di ampliare la superficie di terre coltivabili e il disboscamento intensivo. 

L'equilibrio del nostro pianeta è fragile e minaccia la specie umana che ancora fatica a comprendere, fino in fondo, quanto la tutela della Terra sia vitale per ciascun individuo. La deforestazione ci ricorda non solo che condividiamo un unico pianeta, ma anche come ogni azione possa produrre effetti complessivi. 

Per questo sapere come le foreste influiscano sulla temperatura terrestre può rappresentare un importante strumento, sia per gli agricoltori sia per i governi locali, utile a sviluppare metodi di coltivazione più sostenibili rispetto alla deforestazione. 
Eliminare le foreste a favore dell’agricoltura, non può quindi essere ritenuta una soluzione adatta ed il mercato alimentare non può non tenerne conto. 

Per questo noi di AVG siamo molto attenti all’impatto ambientale che le sostanze prodotte dai nostri partner hanno. Né è un esempio GoodMills Group, azienda specializzata nella produzione e macinazione di farina, ad oggi uno dei principali fornitori dell’industria alimentare europea. 

I mulini GoodMills, presenti in 7 paesi europei, sono infatti in grado di fornire la farina da loro prodotta evadendo la richiesta dal mulino geograficamente più vicino ai loro clienti. Questa flessibilità di approvvigionamento riduce l’inquinamento prodotto dal trasporto. 

Inoltre GoodMills Group si è posta come obiettivo la graduale riduzione delle emissioni dei mulini per la produzione di farine. Un team di esperti sta sviluppando nozioni transnazionali per l'ottimizzazione dei mulini esistenti, dando forma a innovativi concetti generali di ammodernamento. 

L'esempio del mulino GoodMills di Raaba-Graz (Austria) illustra l'enorme potenziale dell'ottimizzazione dei processi che ci riserva il futuro. Grazie all'uso di energia solare, i mulini sono oggi in grado di risparmiare oltre 31 tonnellate di CO2 all'anno, corrispondenti alle emissioni di biossido di carbonio prodotte dall'utilizzo di un automobile guidata per mezzo milione di chilometri. 

Per avere maggiori informazioni sulla farine GoodMills…

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